Riflessologia Podalica Olistica®: un metodo personalizzato ed efficace. | LUMEN Bioshop

Riflessologia Podalica Olistica®: un metodo personalizzato ed efficace.

E’ tardo pomeriggio, il mare è calmo e, camminando sulla spiaggia, percepisco il calore della sabbia asciutta e il fresco della battigia, osservo le mie impronte, sento i piedi appoggiarsi sulla superficie sabbiosa in modo differente tra loro, avverto la sabbia tra le dita e, con l’arrivo dell’onda, sento l’acqua che avvolge e nutre le mie radici; ascoltando le sensazioni e le reazioni raccolgo informazioni sulla relazione che Milena ha con gli elementi che la circondano, ascolto cosa mi piace e cosa m’infastidisce, cosa mi agita e cosa mi rilassa, cosa mi fa volare e cosa mi rende stabile.

Le mani con la loro polarità, come il mare e la sabbia, come il cuore e la materia, si possono esprimere in modo differente in relazione alla tipologia che stiamo trattando; grazie alla reazione visibile e non visibile che gli stimoli tattili, verbali, emotivi e psichici determinano, il riflessologo olistico ha la possibilità di imparare a conoscere l’infinita bellezza di tutti coloro che, sdraiandosi sul suo lettino, offrono la loro parte morbida, la loro parte in ombra, le loro radici profonde aldilà di ciò che normalmente mostrano.

Fare riflessologia olistica significa imparare ad osservare l’uomo nella sua complessità, tenendo in considerazione le sue caratteristiche fisiche (siano esse genetiche – genotipo o acquisite – fenotipo), psichiche ed emotive, la sua relazione con la materia e con lo spirito, la relazione con la madre e con il padre, con l’esterno e con l’interno, con il presente e con il passato, ricordandosi che l’unica possibilità, per raccogliere dati reali, è quella di abbattere le certezze mettendosi in una posizione di ascolto e recettività. Per riuscire ad incontrare, nel piccolo segmento podalico, l’essere umano, con il suo infinito mondo dalle molteplici sfumature, è necessario:

  • imparare a distinguere la realtà da ciò che è proiezione, da ciò che vogliamo vedere, da ciò che la visione meccanica permette di vedere,
  • riuscire a comprendere che lo squilibrio è uno e generale,
  • imparare a unificare le informazioni podaliche riassumendole fino a comprendere il causalismo di base,
  • riuscire a cogliere le sfumature che la semplice mappa non è in grado di dare,
  • imparare a cogliere qual è la polarità maggiormente sofferente (femminile o maschile, piede sx o piede dx, basso o alto, plantare o dorsale, ecc.),
  • imparare il valore di ogni piccolo particolare,
  • imparare a reinserire i piccoli particolari nel tutto.

Queste e molte altre sono quelle finezze che permettono, spaziando nella totalità dell’individuo, di comprendere qual è la vera problematica alla base delle varie manifestazioni sintomatiche.

 

Piedi quadrati o piedi rettangolari, piedi piatti o piedi cavi, dita lunghe o dita piccole, sovrapposte o sottoposte, calli o vesciche, appoggio di punta o appoggio di tacco, in mille modi i piedi registrano lo squilibrio riproponendo il medesimo linguaggio del loro proprietario. A questo proposito ricordo una cara signora che, nonostante le sue condizioni fossero molto gravi, aveva dei bellissimi piedi, niente calli, nessun particolare dolore e, come se non bastasse, aveva tutti i denti intatti. La notte successiva all’incontro con questi piedi fu particolarmente buia perché tormentata da forti dubbi che mettevano in crisi le mie scelte di lavoro e di vita.

Nel percorso formativo avevo appreso che i piedi esprimevano la cronicità attraverso le callosità e che lo squilibrio era espresso attraverso il dolore, che i denti, come i fusibili di un circuito, saltano a salvaguardia dello stesso e tutto stava crollando, la mente continuava a ripetermi che forse lo strumento non era speciale come sembrava; la signora e i suoi piedi perfetti, nonostante le sue condizioni critiche, avevano attivato in me una crisi profonda e radicale.

Permettendo al travaglio notturno di generare il nuovo, quella fatidica notte compresi una cosa molto importante: ogni piede registra con le modalità e gli strumenti che ha a disposizione, non esistono segni assoluti di cronicità ma esistono varie manifestazioni relative alla medesima condizione. Per esempio ci sono soggetti che nella vita, di fronte ad una problematica, resistono e si difendono producendo protezione e chiusura mentre ci sono soggetti che si lasciano violentare dalla situazione cronica perdendo la loro consistenza: mentre i primi produrranno callosità i secondi tenderanno a manifestare la cronicità attraverso la grave perdita di consistenza dei tessuti podalici.

E così iniziai a capire che esistevano varie manifestazioni di cronicità che andavano dalla callosità alle reazioni silenti, dall’ipotono muscolare cronico alle alterazioni costanti della temperatura, dall’irrigidimento articolare al lassismo e cosi via, e che ognuna di queste registrazioni era legata ad un particolare stato interiore dell’individuo che stavo trattando ed in particolare alla sua tipologia di base; da questo momento in poi, piano piano, iniziai a costruire un nuovo modo di utilizzare la riflessologia plantare.

Ritornando alla signora uno dei grandi regali è stato la possibilità di osservare la relazione tra le informazioni podaliche e il fiore di Bach che le avevo consigliato: da buon Agrimony i piedi della signora si comportavano come lei si comportava nella vita, non facevano trapelare un filo di dolore, come il suo sorriso costantemente presente, i suoi piedi non evidenziavano nessun segno che potesse rovinare l’apparente armonia …… Tutto era perfetto fuori mentre dentro, lei stava morendo.

Grande lezione: quando la nostra mente non riesce che a rilevare un conflitto, quando i conti non tornano, quando, in balia di due informazioni contrastanti, non capiamo perché vediamo solo la guerra tra queste due polarità anziché riuscire a cogliere la loro complementarietà, ogni volta che siamo in questa condizione di attrito interiore è possibile ampliare, ad un altro livello, la parziale interpretazione che avevamo raccolto in precedenza.

La teoria è una cosa, la realtà un’altra!

Quel momento di gran disagio interiore mi ha aiutato, o meglio mi ha permesso di compiere un’importante trasformazione, cogliendo nella possibilità di comparare segni apparentemente contrastanti, l’unica opportunità di avere un’informazione completa e veritiera.

Molte sono le informazioni che i piedi danno oltre a quella proveniente dalla mappa e troppo spesso il riflessologo, nonostante abbia a sua disposizione uno strumento eccezionale, si limita a praticare massaggi sintomatici utilizzando la riflessologia plantare come un rimedio naturale a risoluzione di un determinato sintomo seguendo rigidi protocolli operativi.

Ogni piccolo spazio, ogni minuscolo segno, ogni alterazione, ogni postura, ogni risposta e ogni non risposta esprimono, più o meno silenziosamente, frammenti della realtà. Ogni manifestazione esprime qualcosa che, secondo le chiavi di lettura utilizzate dall’operatore, può trasformarsi in piccole o grandi informazioni. E’ come se i piedi mostrassero diverse mappe sovrapposte, una fisica, una psico-emotiva e una energetica e quindi per ogni piccola alterazione, da quelle dolorifiche a quelle strutturali, vi è un’informazione fisica, una psico-emotiva e una energetica: grazie alla riflessologia plantare olistica è possibile imparare che più strumenti interpretativi ho a disposizione, maggiore sarà la possibilità di avere un’informazione veramente globale corrispondente alla reale complessità dell’uomo.

 

Per esempio una callosità e un irrigidimento articolare sulla zona riflessa della muscolatura laterale della spalla destra potrebbe informare, secondo il contesto podalico nel quale è inserita, sulla presenza

DAL PUNTO DI VISTA FISICO:

di una sofferenza cronica della spalla destra dal punto di vista fisico (problema locale),

di una problematica a carico della spalla sinistra che sta determinando un problema controlaterale,

di una problematica alla parte destra del corpo che sta creando un dolore compensatorio a livello della spalla dx,

di una sofferenza di qualche struttura limitrofa sia essa linfatica, ossea o organica (collegamento prossimale),

di una sofferenza generale a carico della muscolatura (collegamento distale),

di uno stato di intossinazione generale che, in questa determinata tipologia, provoca sofferenza muscolare (collegamento generale),

DAL PUNTO DI VISTA EMOTIVO:

di una problematica con le responsabilità,

di una problematica con il maschile,

di una problematica con il mondo esterno o con il lavoro,

di una problematica nelle relazioni con i propri simili (le sofferenze articolari esprimono un disagio nella relazione tra due strutture simili e vicine),

di una sofferenza psico-emotiva dell’articolazione dell’anca destra (come sopra così sotto),

DAL PUNTO DI VISTA ENERGETICO:

di una sofferenza a carico dell’elemento acqua (Medicina Tradizionale Cinese) visto che il quinto dito è legato al meridiano della vescica urinaria,

di una sofferenza con lo yang, dato che la manifestazione callosa è una manifestazione superficiale e, in questo caso, è presente sul lato esterno del piede,

di una sofferenza con i figli o con coloro verso i quali ci sentiamo responsabili,

di una problematica sessuale sia per il legame che gli organi sessuali hanno con l’elemento acqua che per la relazione tra le dita e i centri dell’uomo,

è possibile proseguire con quest’elenco senza trovare mai una totale completezza perché ogni piede, come ogni uomo, come ogni manifestazione energetica, è un mondo unico, meraviglioso e irripetibile.

 

I piedi, come altre parti dell’organismo umano, essendo in grado di comunicare il disagio profondo e i causalismi olistici che hanno generato la manifestazione sintomatica, sono strumenti infallibili per il lettore attento.

 

Per maggiori informazioni sul metodo Riflessologia Podalica Olistica ®: Scopri i manuali e i poster RPO®

 

 

 

 

 

 

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